A Lisbona arriva il PASTA FRESCA Do It Yourself!

Un altro modo per conoscere la cultura italiana, proprio da vicino! Ribloggo l’articolo pubblicato da Liliana con questa appetitosa notizia!

Lilly's lifestyle

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Qui a Lisbona, loro non hanno bisogno di presentazioni, sono i MANI IN PASTA (già ve ne parlai qui). Dopo i lunedì con Mani in Pasta, che tornano a deliziare i nostri palati, il team, in collaborazione con l’associazione Renovar a Mouraria e il Pastificio La Molisana, organizzerà una seconda Residenza Culinaria Creativa, la PASTA FRESCA Do It Yourself! Una cena/workshop di pasta fresca che ci attende in uno dei quartieri più autentici della città.

photo credits by Matéria Solar

Alzatevi le maniche che la farina vi aspetta il 29 febbraio, il  7 / 14 / 21 marzo e il 4 aprile 2016 alle 19:30 presso Renovar a Mouraria, Beco do Rosendo 8.  Ogni incontro avrà come protagonista una tipologia di pasta diversa: cavatelli, anellini, mugnaia, strozzapreti, pappardelle attendono le vostre mani per venire alla luce. Il

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La famiglia di Ettore Scola – la foto ricordo

La_familia-246110086-largeLa famiglia è un film del 1987 del regista e sceneggiatore Ettore Scola scomparso il 19 gennaio scorso. Scola, noto  anche qui in Portogallo per film come Brutti, sporchi e cattivi – Porcos, feios e maus (1976); Una giornata particolare – Um dia inesquecível (1977) o I nuovi mostri, più volte in esibizione alla Cinemateca Portuguesa,  è senza dubbio uno dei piu grandi registi italiani di tutti i tempi. Ha lavorato con i più grandi attori italiani tra cui Sofia Loren, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Massimo Troisi e internazionali, come Fanny Ardant o Jena-Luis Trintignan.

Il film viene presentato al 40º Festival di Cannes e contrariamente a quanto ci si aspettava non vince la Palma d’oro, che va al francese Sotto il sole di Satana di Maurice Pialat. Il film di Scola comunque viene ritenuto il vincitore morale di quell’edizione e sarà uno dei più premiati di quell’anno vincendo 6 David di Donatello, 6 Nastri d’Argento, 2 Globi d’Oro, 11 Ciak d’Oro e guadagnando la nomination all’Oscar come miglior film straniero nel 1988.

https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRiDjZkvWp-vwnuB0CWkdpRem-gOwBuUU7sbJNhgZvq8_JQ9-eKPALa famiglia è il ritratto di una famiglia borghese italiana visto dall’interno di un appartamento del rione Prati di Roma. Le vicende si svolgono in un periodo lungo ottant’anni, dal 1906 al 1986, e seguono la storia personale del protagonista Carlo, che si racconta dal giorno suo battesimo fino a quello dell’ottantesimo compleanno. In questo film, così come nel film La meglio gioventù, le vicende personali si mescolano a quelle della storia italiana. Per questo motivo, e non solo, consiglio sempre agli studenti di italiano L2 di vedere sia questo film di Scola, sia quello di Marco Tullio Giordana, perché attraverso di essi si possono comprendere o approfondire alcuni aspetti della cultura e della società italiana.

L’attività che di solito propongo agli studenti comprende la visone dei primi 3 minuti del film, ai quali corrisponde la trascrizione riportata di seguito. ( Per vedere il film completo clicca qui)

TRASCRIZIONE (fino al minuto 3.00)

Questo è il giorno del mio battesimo, festeggiato nella casa del nuovo quartiere Prati appena acquistata a riscatto da mio nonno. Tra vent’anni sarà nostra. Nel gruppo in posa per la fotografia di rito, mio nonno è quello seduto in poltrona ed io sono quello infilato nel porta-enfant. Mi tiene precariamente tra le braccia Adelina, nipote della nostra domestica Nunzia, che si intravede nel fondo, sulla destra.

Questa signora con gli occhi celesti è mia madre. Prima di sposarsi studiava canto. E così la sera non mi fa addormentare con le solite ninne nanne, ma con le romanze, con le arie delle opere liriche. Zia Millina , zia Margherita, zia Luisa sono sorelle di mio padre, tutte e tre nubili. Questo è il dottor Giordani, il nostro medico di famiglia. Scapolo. Mio nonno, professore di lettere all’Università di Roma, rigoroso poeta dilettante.

L’abbigliamento – Nina veste tutti

Approfittando di una web series in tre puntate chiamata Nina Veste Tutti realizzata da Stanza 101, ho proposto questa attività ai miei studenti di livello B1.1. (Usiamo il libro L’Italiano all’università 2, ma va bene anche per chi usa Nuovo progetto italiano 1, entrambi pubblicati da Edilingua). La parte di ascolto e di comprensione orale  può presentare qualche difficoltà, ma la scheda dell’attività aiuta nella comprensione. È un buon esercizio da proporre in classe per ripassare il vocabolario su abbigliamento e vestiti, ed  è un ottimo spunto per un’attività di produzione scritta. Infatti dopo aver mostrato il video  e averlo commentato in plenum,  propongo ai ragazzi di pensare ad un amico o amica al quale vogliono regalare un capo di abbigliamento. Dopodiché chiedo di scrivere a Nina per chiedere il suo aiuto nella scelta dei vestiti. Questa attività preferibilmente la svolgo in classe. È un ottimo ripasso lessicale su aspetto fisico oltre che abbigliamento e ovviamente grammaticale. Dopo aver corretto le loro e-mail, le distribuisco ai compagni e chiedo loro di rispondere alle mail come se fossero Nina, e questa parte dell’esercizio la faccio fare a casa. Troverete tutta l’attività qui: Nina Veste tutti.Attività.

Ecco il video della prima puntata, sul quale è basato l’attività.

Se sei uno studente e vuoi che ti corregga le risposte all’attività, scrivi le soluzioni nel commento. Sarò lieta di aiutarti. Buon lavoro!

L’etichetta di un capo delicato

Vittorio Gassman fotografato da Giuseppe Palmas

Vittorio Gassman (1922-2000) è stato uno degli attori di cinema e teatro italiano tra i più famosi  in Italia e all’estero. Attore eclettico ed istrionico, un vero e proprio mattatore, nomignolo che gli era stato attribuito dopo aver presentato nel 1959 un programma televisivo con quel nome. In questo programma di enorme successo, Gassman mostra la sua versatilità nello spostarsi con grande maestria da un registro colto ad uno popolare, spesso fondendoli insieme attraverso l’uso dell’ ironia. Nella sua carriera ha interpretato  ruoli molto diversi tra loro, dando vita a personaggi che sono rimasti nella storia del cinema italiano e mondiale, e lavorando con i più grandi registi italiani e stranieri: da Mario Monicelli a Dino Risi, da Ettore Scola a Robert Altman e Barry Lewinson. Ricordiamo qui solamente alcuni film in cui sono presenti tra le sue più celebri interpretazioni: Riso amaro (1949),  I soliti ignoti (1958); Il soprasso (1962) I mostri (1963), L’armata Brancaleone (1966) ; Profumo di donna (1974), La famiglia (1987), solo per citarne alcuni. Se nel cinema ha rivestito molte volte ruoli di spicco nella commedia all’italiana, nel teatro ha interpretato  i classici del teatro greco,  Shakespeare o Pirandello, avendo il merito di avvicinare il grande pubblico a questo tipo di opere. È stato anche un grande divulgatore della poesia classica, di Dante e  Leopardi, così come di quella contemporanea, in particolare della beat generation durante gli anni settanta.

etichetta-di-un-capo-d-abbigliamento

etichetta di un capo di abbigliamento

Nel seguente video lo vediamo mentre legge letteralmente le istruzioni scritte sull’etichetta di un capo di abbigliamento delicato. È uno sketch tratto dalla famosa trasmissione televisiva Avanzi, trasmessa sulla Rai negli anni ’90. Lo fa ovviamente  con ironia e anche autoironia, prendendosi gioco del suo essere considerato ‘un mostro sacro’ del teatro classico.

Abbiamo scelto di usare questo video per presentare, in modo creativo, l’uso dell’infinito come sostituto dell’imperativo. Questo accade molto spesso nei ricettari di cucina, dove ad esspressioni come: aggiungi/aggiungete o si aggiunga  sale quanto basta, si preferisce usare un più neutro e meno formale aggiungere di sale quanto basta.
L’uso dell’infinito con questo valore è anche ricorrente in segnali stradali o altri tipi di cartelli: utilizzare le catene in caso di neve; spingere; tirare…

Fred Buscaglione – Eri piccola così (1958)

Fred Buscaglione, all’anagrafe Ferdinando Buscaglione, nato a Torino nel 1921, è stato il cantante più innovativo della scena musicale italiana degli anni cinquanta. In un epoca in cui la musica italiana era ancora segnata da canzoni melodiche e sdolcinate scritte con rime spesso banali e prevedibili, Buscaglione irrompe proponendo canzoni completamente diverse, tutte segnate dal ritmo del più puro swing americano che si suonava oltreoceano in quel periodo. Molto spesso si trattava di canzoni che narravano con ironia storie di “bulli e pupe”: uomini duri, bevitori di whisky che si innamorano di donne bellissime ma altrettanto fatali che, insieme all’alcol, rappresentano il più delle volte la loro rovina. Buscaglione crea un personaggio da palcoscenico in cui la vita reale e quella narrata nelle canzoni si confondono. Infatti il modo in cui si presenta al pubblico rivela questa ambiguità, ed è anch’esso completamente innovatore e irriverente: il personaggio- persona Buscaglione è un misto tra uno dei gangster protagonisti dei romanzi polizieschi americani di autori in voga in quel periodo, come Damon Runyon e il divo di Hollywood Clark Gable. Si presenta vestito con completi gessati, o in smoking, spesso indossa un cappello Borsalino bianco con la striscia nera, scarpe lucide anche’esse bianche e nere e canta con una sigaretta incollata all’angolo della bocca.

Purtroppo la sua carriera si conclude proprio all’apice del successo. Buscaglione muore in un tragico incidente d’auto all’alba di una mattina del 3 febbraio del 1960 dopo esser uscito da una esibizione in un locale di Roma. La sua macchina americana, una Ford Thunderbir color lilla, si schianta contro un camion di operai che si stavano recando a lavoro quella mattina. La sua morte, a soli 39 anni, ebbe una grande ripercussione nell’Italia del dopoguerra e all’inizio del boom economico. Ancora oggi Buscaglione è conosciuto e le sue canzoni sono cover suonate da molti musicisti italiani.


1. Ascolta il testo della canzone e scrivi i participi passati corretti

 

T’ho veduta, t’ho seguita
t’ho fermata, t’ho (baciare) _________________.
Eri piccola, piccola,
piccola…così!

M’hai guardato, hai (tacere) _____________,
ho pensato: “beh, son piaciuto”.
Eri piccola, piccola,
piccola…così!

Poi,
è (nascere) __________ il nostro folle amore
che
ripenso ancora con terrore.

M’hai stregato, t’ho (credere)______,
l’hai voluto, t’ho sposata.
Eri piccola, piccola,
piccola…così!

T’ho (viziare)_______, coccolata
latte burro e marmellata.
Ma eri piccola, piccola,
piccola…così!

 

Che cretino sono stato
anche il gatto m’hai (vendere)_________.
Ma eri piccola, piccola,
piccola…così!

Tu, fumavi mille sigarette,
io, facevo il grano col tresette.
Poi un giorno m’hai piantato
per un tipo svaporato.

T’ho cercata, t’ho scovato
l’ho guardato, s’è squagliato.
Quattro schiaffi t’ho servito

tu mi hai detto:”Disgraziato”.

La pistola m’hai puntato
ed un colpo m’hai (sparare)____________.
Ah si? Avanti spara,
e spara, e spara.

E pensare che eri piccola
ma piccola,
tanto piccola
così!

 

La formazione del plurale

Possiamo dire che in italiano tutti i sostantivi femminili che al singolare finiscono in -a al plurale danno -e; tutti gli altri sostantivi, maschili o femminili, al plurale finiscono con la lettera -i.

A –> E

O; E –> I

Esistono poi una serie di sostantivi con il plurale invariabile. Questi sono:

– le parole di origine straniera ( hotel, sport, film..)

– le parole tronche, che finiscono cioè con la sillaba accentata: città; gioventù, caffè…

– i nomi abbreviati come: moto (la motocicletta) ; foto (la fotografia); cinema (il cinematografo).

– i monossilabi (re, gru)

– le parole che terminano in -i (tesi, diagnosi)

Esistono poi altri sostantivi che al singolare finiscono in -o ma che hanno uno strano plurale in -a. Molti di questi nomi indicano parti del corpo, come per esempio:

il labbro –> le labbra

ciglio –> ciglia

braccio –> braccia

dito –> dita

gionocchio –> ginocchia

Attenzione!

I sostantivi che finiscono in -cia o -gia seguono la regola generale se preceduti da vocale; ex: farmacia > farmacie; ciliegia > ciliegie. Se invece sono preceduti da consonante al plurale perdono la -i; ex. arancia > arance; spiaggia > spiagge.

I sostantivi in -ca e -ga al plurale mantengono il suono velare, cioè duro, e prendono una -h: ex. amica > amiche; bottega > botteghe

I sostantivi maschili in -co e in -go alcune volte formano il plurale in -chi e ghi: arco > archi; albergo> alberghi; altre volte invece in -ci e -gi: amico > amici; asparago > asparagi. Purtroppo non c’è una regola specifica per sapere qual è il plurale corretto così, in caso di dubbio, occorre consultare un buon dizionario.

Il corpo umano | Le cose in comune. Daniele Silvestri (1995)

Come deve essere per te la donna ideale? Alta o bassa? Magra come una modella o formosa come Sofia Loren o Monica Bellucci. Ti piacciono le donne con gli occhi, i capelli e l’incarnato chiaro come quelli della Venere del Botticelli o preferisci un tipo abbronzato e atletico come una giocatrice di beachvolley? E di carattere, come deve essere? Desideri una persona simile a te, con i tuoi stessi gusti e le tue stesse idee o prediligi qualcuno con opinioni e preferenze diverse dalle tue? Ma soprattutto, secondo te la donna ideale esiste?

Ascoltiamo e vediamo cosa dice Daniele Silvestri nella sua canzone Le cose in Comune. In qesto video lo vediamo vestito da scienziato, con una tuta bianca. Porta i capelli corti con un codino, simile a quello di Roberto Baggio. Gli occhi di Daniele sono chiari, i capelli castani chiari e porta una barba incolta.

Silvestri è uno dei più apprezati cantautori italiani. È nato a Roma nel 1968, comincia la sua carriera nel 1994 partecipando al Festival di Sanremo e vincendo subito uno dei premi più prestigiosi la ‘Targa Tenco’. Le Cose in Comune fa parte del suo secondo album. È stata una delle canzoni più programmate alla radio in quell’anno. La carriera di Daniele continua fino ad oggi e lo vede impegnato su tanti fronti: sociale, politico e spesso anche nel cinema, scrivendo le colonne sonore di alcuni film italiani.

Ascolta la canzone e inserisci nel testo le parole che mancano

Le cose che abbiamo in comune sono 4.850
le conto da sempre, da quando mi hai detto
“ma dai, pure tu sei degli anni ’60?”
abbiamo due ___________, due mani ,due gambe, due _________
due orecchie ed un solo ________________
soltanto lo sguardo non è proprio uguale
perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello
Le cose che abbiamo in comune
sono facilissime da individuare
ci piace la _____________ ad alto volume
fin quanto lo stereo la può sopportare
ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo
le urla di Prince, i Police
mettiamo un CD prima di addormentarci
e al nostro risveglio deve essere lì

perché quando io ____________… tu dormi
quando io parlo… tu parli
quando io _______… tu ridi
quando io piango… tu _______________
quando io dormo… tu dormi
quando io parlo… tu parli
quando io rido… tu ridi
quando io piango… tu ridi

Le cose che abbiamo in comune
sono così tante che quasi _______________
entrambi viviamo da più di vent’anni
ed entrambi, comunque da meno di trenta
ci piace mangiare, dormire, ______________, ballare
sorridere e fare l’amore
lo vedi, son tante le cose in comune
che a farne un elenco ci voglio almeno tre ore… ma…

Allora cos’è
cosa ti serve ancora, a me è bastata un’ora…

“Le cose che abbiamo in comune!”, ricordi
sei tu che prima l’hai detto
dicevi “ma guarda, lo stesso locale
le stesse ____________ , lo stesso brachetto!”
e ad ogni domanda una nuova conferma
un identico ritmo di vino e risate
e poi l’emozione di quel primo bacio
le ___________ precise, perfette, incollate

Abbracciarti, studiare il tuo corpo
vedere che in viso eri già tutta rossa
e intanto scoprire stupito e commosso
che avevi le mie stesse identiche __________
e allora ti chiedo, non è sufficiente?
cos’altro ti serve per esserne certa
con tutte le cose che abbiamo in comune
l’unione fra noi non sarebbe perfetta?

Scrivi la tua soluzione nei commenti e aspetta la correzione

Un po’ di grammatica: la formazione del plurale.

Molte delle parole presenti nel testo come: braccia, orecchie e alcune delle parole mancanti fanno parte di una serie di strani plurali che finiscono con la lettera -a. Clicca qui per leggere la regola e saperne di più.