A Lisbona arriva il PASTA FRESCA Do It Yourself!

Un altro modo per conoscere la cultura italiana, proprio da vicino! Ribloggo l’articolo pubblicato da Liliana con questa appetitosa notizia!

Lilly's lifestyle

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Qui a Lisbona, loro non hanno bisogno di presentazioni, sono i MANI IN PASTA (già ve ne parlai qui). Dopo i lunedì con Mani in Pasta, che tornano a deliziare i nostri palati, il team, in collaborazione con l’associazione Renovar a Mouraria e il Pastificio La Molisana, organizzerà una seconda Residenza Culinaria Creativa, la PASTA FRESCA Do It Yourself! Una cena/workshop di pasta fresca che ci attende in uno dei quartieri più autentici della città.

photo credits by Matéria Solar

Alzatevi le maniche che la farina vi aspetta il 29 febbraio, il  7 / 14 / 21 marzo e il 4 aprile 2016 alle 19:30 presso Renovar a Mouraria, Beco do Rosendo 8.  Ogni incontro avrà come protagonista una tipologia di pasta diversa: cavatelli, anellini, mugnaia, strozzapreti, pappardelle attendono le vostre mani per venire alla luce. Il

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L’abbigliamento – Nina veste tutti

Approfittando di una web series in tre puntate chiamata Nina Veste Tutti realizzata da Stanza 101, ho proposto questa attività ai miei studenti di livello B1.1. (Usiamo il libro L’Italiano all’università 2, ma va bene anche per chi usa Nuovo progetto italiano 1, entrambi pubblicati da Edilingua). La parte di ascolto e di comprensione orale  può presentare qualche difficoltà, ma la scheda dell’attività aiuta nella comprensione. È un buon esercizio da proporre in classe per ripassare il vocabolario su abbigliamento e vestiti, ed  è un ottimo spunto per un’attività di produzione scritta. Infatti dopo aver mostrato il video  e averlo commentato in plenum,  propongo ai ragazzi di pensare ad un amico o amica al quale vogliono regalare un capo di abbigliamento. Dopodiché chiedo di scrivere a Nina per chiedere il suo aiuto nella scelta dei vestiti. Questa attività preferibilmente la svolgo in classe. È un ottimo ripasso lessicale su aspetto fisico oltre che abbigliamento e ovviamente grammaticale. Dopo aver corretto le loro e-mail, le distribuisco ai compagni e chiedo loro di rispondere alle mail come se fossero Nina, e questa parte dell’esercizio la faccio fare a casa. Troverete tutta l’attività qui: Nina Veste tutti.Attività.

Ecco il video della prima puntata, sul quale è basato l’attività.

Se sei uno studente e vuoi che ti corregga le risposte all’attività, scrivi le soluzioni nel commento. Sarò lieta di aiutarti. Buon lavoro!

L’etichetta di un capo delicato

Vittorio Gassman fotografato da Giuseppe Palmas

Vittorio Gassman (1922-2000) è stato uno degli attori di cinema e teatro italiano tra i più famosi  in Italia e all’estero. Attore eclettico ed istrionico, un vero e proprio mattatore, nomignolo che gli era stato attribuito dopo aver presentato nel 1959 un programma televisivo con quel nome. In questo programma di enorme successo, Gassman mostra la sua versatilità nello spostarsi con grande maestria da un registro colto ad uno popolare, spesso fondendoli insieme attraverso l’uso dell’ ironia. Nella sua carriera ha interpretato  ruoli molto diversi tra loro, dando vita a personaggi che sono rimasti nella storia del cinema italiano e mondiale, e lavorando con i più grandi registi italiani e stranieri: da Mario Monicelli a Dino Risi, da Ettore Scola a Robert Altman e Barry Lewinson. Ricordiamo qui solamente alcuni film in cui sono presenti tra le sue più celebri interpretazioni: Riso amaro (1949),  I soliti ignoti (1958); Il soprasso (1962) I mostri (1963), L’armata Brancaleone (1966) ; Profumo di donna (1974), La famiglia (1987), solo per citarne alcuni. Se nel cinema ha rivestito molte volte ruoli di spicco nella commedia all’italiana, nel teatro ha interpretato  i classici del teatro greco,  Shakespeare o Pirandello, avendo il merito di avvicinare il grande pubblico a questo tipo di opere. È stato anche un grande divulgatore della poesia classica, di Dante e  Leopardi, così come di quella contemporanea, in particolare della beat generation durante gli anni settanta.

etichetta-di-un-capo-d-abbigliamento

etichetta di un capo di abbigliamento

Nel seguente video lo vediamo mentre legge letteralmente le istruzioni scritte sull’etichetta di un capo di abbigliamento delicato. È uno sketch tratto dalla famosa trasmissione televisiva Avanzi, trasmessa sulla Rai negli anni ’90. Lo fa ovviamente  con ironia e anche autoironia, prendendosi gioco del suo essere considerato ‘un mostro sacro’ del teatro classico.

Abbiamo scelto di usare questo video per presentare, in modo creativo, l’uso dell’infinito come sostituto dell’imperativo. Questo accade molto spesso nei ricettari di cucina, dove ad esspressioni come: aggiungi/aggiungete o si aggiunga  sale quanto basta, si preferisce usare un più neutro e meno formale aggiungere di sale quanto basta.
L’uso dell’infinito con questo valore è anche ricorrente in segnali stradali o altri tipi di cartelli: utilizzare le catene in caso di neve; spingere; tirare…

La Biblioteca in condominio

Segnalo questa bella iniziativa e il rispettivo articolo pubblicato nel sito di Radio 24.

Per leggere l’articolo basta cliccare su: http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/paese-migliore/2013-03-22/nasce-biblioteca-condominio-vittoria-175335.php

Per ascoltare l’intervista cliccare su: http://link.brightcove.com/services/player/bcpid2196098183001?bckey=AQ~~,AAAABDk7IrE~,VEk2pvIZALtc11i-EWERJ2anavUUQ2Kh&bctid=2243985789001

 

L’accento grafico

Si festeggia oggi, come tutti gli anni la festa del Papà, che quest’anno coincide adirittura con l’intronizzazione del Papa.

Aprofitto della coincidenza di questi due eventi, in cui si affiancano due parole apparantemete analoghe come Papa e Papà, per parlare di una delle regole di accentazione della lingua italiana: quella sull’accento grafico.

Ritornando all’inizio del post: oggi è la festa del PapÀ, cioé la festa di tutti i papà d’Italia, e non solo. Al contempo oggi in Vaticano si celebra l’ascesa al trono della chiesa del Papa Francesco. Entrambe le parole possiedono un accento, nella prima- Papà –  l’accento tonico coincide con quello grafico, mentre nella seconda – Papa- abbiamo appena un accento tonico, cioé che si legge ma non si scrive. Le parole come papà, vengono definite tronche, mentre le parole come papa, vengono definite piane.

Sono sicura che la domanda legittima che tutti voi vi farete adesso sarà: ma allora , quando devo mettere l’accento grafico? 

In italiano l’accento grafico è obbligatorio sulle parole con accento tonico sull’ultima sillaba e con più di una sillaba, come nel caso di papà, verità, città, giuventù, virtù, però…. che come abbiamo già detto parole vengono definite tronche.

Nelle parole appena citate, l’accento è grave (suono più aperto).  Di solito l’accento grafico italiano, al contrario del portoghese, è quasi sempre grave (`).  (´). Esistono però anche delle parole tronche che richiedono l’accento acuto  (´) sulla ‘e’ finale, come per esempio: perché, poiché, affinché, ecc...

L’accento  è obbligatorio su alcuni monosillabi come:

più, già, ciò….

Su alcuni monossilabi per distinguerli da altri:

da (preposizione)

vs

dà (verbo dare)
Mario viene da Roma. Mario un regalo a suo padre per la festa del papà.
sì (particella affermativa)

vs

si (pronome)
Oggi è San Giuseppe? Sì! Mario si lava i denti
da (preposizione)  dà (verbo dare)
Domani mio padre mi porta con allo stadio   Se domani piove, non andrò allo stadio.

inoltre:

e (congiunzione) vs è (verbo);  (congiunzione)  vs ne (pronome); (avverbio) vs li (pronome)…..

E per finire:  “Su: sta, ma, fa….l’accento non ci va”; come dice una canzoncina che mi hanno insegnato alle scuole elementari per imparare quali parole NON si accentano MAI.

Una filastrocca tra cielo e terra..piccole coincidenze

La notizia dell’incoronazione del Papa, giunta proprio mentre parlavo con a mia madre al telefono per chiederle la ricetta delle frittelle di riso che si fanno in occasione della festa del Papà, mi ha ricordato questa filastrocca dell’infanzia.

Vedo la luna, vedo le stelle,
vedo Caino che fa le frittelle,
vedo una tavola apparecchiata,

vedo Caino che fa la frittata,
vedo San Pietro con un fiasco di vino
che gioca a carte con Caino.

Mi sono così immaginata questa scena: mentre in Vaticano erano tutti  in trepida attesa della fumata bianca,  in Paradiso San Pietro se ne stava tranquillo, quasi indifferente a quello che succedeva sulla terra, continuando a giocare a carte,a bere vino e a mangiare una frittata insieme a Caino…anche io ho fatto una rima!

Un po’ di grammatica. Hai visto che Papà e Papa sono due parole quasi identiche, però tra loro c’è una bella differenza di significato data dalla presenza dell’accento sull’ultima -a. Per saperne di più clicca qui.

La Dolce Vita e il dolcevita

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo del Corriere sui 100 dolcevita neri di Steve Jobs.

http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_13/farina_cento-dolcevita-nell-armadio-di-steve_0809fa64-f558-11e0-9479-439a0eb41067.shtml)

Proprio in quei giorni sono andata alla Cinemateca Portuguesa per vedere uno dei classici di I. Bergam. Mentre ero in attesa dell’inizio del film ho cominciato a leggere il programma per il mese di ottobre, e ho visto che una delle future proiezioni sarebbe stata La Dolce Vita di F. Fellini. All’improvviso e per la prima volta in tutti questi anni mi sono sorpresa nel collegare la Dolce Vita con il Dolcevita, mi si è accesa la famosa lampadina! Due parole simili, sintagma nominale il primo La dolce vita, sostantivo maschile singolare il secondo il dolcevita, che ci incamminano però in due universi completamente diversi a secondo dell’articolo e della grafia: quello del mondo dei classici del cinema e quello della moda.

Mi sono chiesta quale relazione ci fosse tra il film di Fellini e la maglia a collo alto e ripiegato su stesso che, tra le altre cose, mi risveglia sgradevoli ricordi di infanzia. (Infatti essendo un capo molto in voga negli anni ’70, mia madre insisteva nel mettermelo soprattutto in inverno per prottegermi meglio dal freddo, provocandomi un senso di soffocamento e pizzicore al collo purtroppo indimenticabili!). Wikipedia risponde che il nome italiano di questo maglioncino nasce dopo essere stato visto addosso a Marcello Mastroianni che lo indossava nel film di Fellini.

Adesso provate ad immaginare questa situazione.

Siete in Italia, state passeggiando e guardando le vetrine per fare degli acqusti, entrate così in un negozio di abbigliamento e presi dall’emozione di parlare italiano chiedete:

“Buongiorno. Vorrei la dolcevita che ho visto in vetrina.”

Se vi imbattete in un commesso un po’ frettoloso e poco perspicace, potreste sentirvi dire:

“Mi dispiace, ha sbagliato porta. Il cinema è cento metri più avanti!”

Quello che volevo dire è che, tutto sommato, tra il e la c’è la sua bella differenza, non trovate?