L’etichetta di un capo delicato

Vittorio Gassman fotografato da Giuseppe Palmas

Vittorio Gassman (1922-2000) è stato uno degli attori di cinema e teatro italiano tra i più famosi  in Italia e all’estero. Attore eclettico ed istrionico, un vero e proprio mattatore, nomignolo che gli era stato attribuito dopo aver presentato nel 1959 un programma televisivo con quel nome. In questo programma di enorme successo, Gassman mostra la sua versatilità nello spostarsi con grande maestria da un registro colto ad uno popolare, spesso fondendoli insieme attraverso l’uso dell’ ironia. Nella sua carriera ha interpretato  ruoli molto diversi tra loro, dando vita a personaggi che sono rimasti nella storia del cinema italiano e mondiale, e lavorando con i più grandi registi italiani e stranieri: da Mario Monicelli a Dino Risi, da Ettore Scola a Robert Altman e Barry Lewinson. Ricordiamo qui solamente alcuni film in cui sono presenti tra le sue più celebri interpretazioni: Riso amaro (1949),  I soliti ignoti (1958); Il soprasso (1962) I mostri (1963), L’armata Brancaleone (1966) ; Profumo di donna (1974), La famiglia (1987), solo per citarne alcuni. Se nel cinema ha rivestito molte volte ruoli di spicco nella commedia all’italiana, nel teatro ha interpretato  i classici del teatro greco,  Shakespeare o Pirandello, avendo il merito di avvicinare il grande pubblico a questo tipo di opere. È stato anche un grande divulgatore della poesia classica, di Dante e  Leopardi, così come di quella contemporanea, in particolare della beat generation durante gli anni settanta.

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etichetta di un capo di abbigliamento

Nel seguente video lo vediamo mentre legge letteralmente le istruzioni scritte sull’etichetta di un capo di abbigliamento delicato. È uno sketch tratto dalla famosa trasmissione televisiva Avanzi, trasmessa sulla Rai negli anni ’90. Lo fa ovviamente  con ironia e anche autoironia, prendendosi gioco del suo essere considerato ‘un mostro sacro’ del teatro classico.

Abbiamo scelto di usare questo video per presentare, in modo creativo, l’uso dell’infinito come sostituto dell’imperativo. Questo accade molto spesso nei ricettari di cucina, dove ad esspressioni come: aggiungi/aggiungete o si aggiunga  sale quanto basta, si preferisce usare un più neutro e meno formale aggiungere di sale quanto basta.
L’uso dell’infinito con questo valore è anche ricorrente in segnali stradali o altri tipi di cartelli: utilizzare le catene in caso di neve; spingere; tirare…

Fred Buscaglione – Eri piccola così (1958)

Fred Buscaglione, all’anagrafe Ferdinando Buscaglione, nato a Torino nel 1921, è stato il cantante più innovativo della scena musicale italiana degli anni cinquanta. In un epoca in cui la musica italiana era ancora segnata da canzoni melodiche e sdolcinate scritte con rime spesso banali e prevedibili, Buscaglione irrompe proponendo canzoni completamente diverse, tutte segnate dal ritmo del più puro swing americano che si suonava oltreoceano in quel periodo. Molto spesso si trattava di canzoni che narravano con ironia storie di “bulli e pupe”: uomini duri, bevitori di whisky che si innamorano di donne bellissime ma altrettanto fatali che, insieme all’alcol, rappresentano il più delle volte la loro rovina. Buscaglione crea un personaggio da palcoscenico in cui la vita reale e quella narrata nelle canzoni si confondono. Infatti il modo in cui si presenta al pubblico rivela questa ambiguità, ed è anch’esso completamente innovatore e irriverente: il personaggio- persona Buscaglione è un misto tra uno dei gangster protagonisti dei romanzi polizieschi americani di autori in voga in quel periodo, come Damon Runyon e il divo di Hollywood Clark Gable. Si presenta vestito con completi gessati, o in smoking, spesso indossa un cappello Borsalino bianco con la striscia nera, scarpe lucide anche’esse bianche e nere e canta con una sigaretta incollata all’angolo della bocca.

Purtroppo la sua carriera si conclude proprio all’apice del successo. Buscaglione muore in un tragico incidente d’auto all’alba di una mattina del 3 febbraio del 1960 dopo esser uscito da una esibizione in un locale di Roma. La sua macchina americana, una Ford Thunderbir color lilla, si schianta contro un camion di operai che si stavano recando a lavoro quella mattina. La sua morte, a soli 39 anni, ebbe una grande ripercussione nell’Italia del dopoguerra e all’inizio del boom economico. Ancora oggi Buscaglione è conosciuto e le sue canzoni sono cover suonate da molti musicisti italiani.


1. Ascolta il testo della canzone e scrivi i participi passati corretti

 

T’ho veduta, t’ho seguita
t’ho fermata, t’ho (baciare) _________________.
Eri piccola, piccola,
piccola…così!

M’hai guardato, hai (tacere) _____________,
ho pensato: “beh, son piaciuto”.
Eri piccola, piccola,
piccola…così!

Poi,
è (nascere) __________ il nostro folle amore
che
ripenso ancora con terrore.

M’hai stregato, t’ho (credere)______,
l’hai voluto, t’ho sposata.
Eri piccola, piccola,
piccola…così!

T’ho (viziare)_______, coccolata
latte burro e marmellata.
Ma eri piccola, piccola,
piccola…così!

 

Che cretino sono stato
anche il gatto m’hai (vendere)_________.
Ma eri piccola, piccola,
piccola…così!

Tu, fumavi mille sigarette,
io, facevo il grano col tresette.
Poi un giorno m’hai piantato
per un tipo svaporato.

T’ho cercata, t’ho scovato
l’ho guardato, s’è squagliato.
Quattro schiaffi t’ho servito

tu mi hai detto:”Disgraziato”.

La pistola m’hai puntato
ed un colpo m’hai (sparare)____________.
Ah si? Avanti spara,
e spara, e spara.

E pensare che eri piccola
ma piccola,
tanto piccola
così!

 

La formazione del plurale

Possiamo dire che in italiano tutti i sostantivi femminili che al singolare finiscono in -a al plurale danno -e; tutti gli altri sostantivi, maschili o femminili, al plurale finiscono con la lettera -i.

A –> E

O; E –> I

Esistono poi una serie di sostantivi con il plurale invariabile. Questi sono:

– le parole di origine straniera ( hotel, sport, film..)

– le parole tronche, che finiscono cioè con la sillaba accentata: città; gioventù, caffè…

– i nomi abbreviati come: moto (la motocicletta) ; foto (la fotografia); cinema (il cinematografo).

– i monossilabi (re, gru)

– le parole che terminano in -i (tesi, diagnosi)

Esistono poi altri sostantivi che al singolare finiscono in -o ma che hanno uno strano plurale in -a. Molti di questi nomi indicano parti del corpo, come per esempio:

il labbro –> le labbra

ciglio –> ciglia

braccio –> braccia

dito –> dita

gionocchio –> ginocchia

Attenzione!

I sostantivi che finiscono in -cia o -gia seguono la regola generale se preceduti da vocale; ex: farmacia > farmacie; ciliegia > ciliegie. Se invece sono preceduti da consonante al plurale perdono la -i; ex. arancia > arance; spiaggia > spiagge.

I sostantivi in -ca e -ga al plurale mantengono il suono velare, cioè duro, e prendono una -h: ex. amica > amiche; bottega > botteghe

I sostantivi maschili in -co e in -go alcune volte formano il plurale in -chi e ghi: arco > archi; albergo> alberghi; altre volte invece in -ci e -gi: amico > amici; asparago > asparagi. Purtroppo non c’è una regola specifica per sapere qual è il plurale corretto così, in caso di dubbio, occorre consultare un buon dizionario.

I Possessivi

In italiano i possessivi , aggettivi e pronomi, concordano in genere e numero con il nome a cui si riferiscono. Sono considerati aggettivi quando accompagnano il nome e lo definiscono in base al possesso, sono pronomi quando invece sostituiscono il nome. Nel dialogo del film La meglio gioventù hai ascoltato:

Sindaco: Scusi, sa, ma è il mio primo matrimonio! (aggettivo)

Carlo: Anche il mio! (pronome)

Altri esempi dell’uso dell’aggettivo possessivo:  L’orologio di Maria = il suo orologio; La sciarpa di Filippo = la sua sciarpa; La macchina di Simona e Alessio =  la loro macchina.

Il possessivo di terza persona plurale loro è l’unico invariabile e vuole sempre l’articolo.

Possessivi e articolo

Di solito i possessivi sono sempre preceduti da un articolo ( una nostra amica, il mio repertorio; i vostri libri, la sua stanza…)

Ci sono dei casi in cui non si deve usare l’articolo.

Non si usa l’articolo prima dei nomi che indicano parentela. Questi nomi devono però essere solo ed esclusivamente al singolare. Infatti, quando  i nomi di parentela si presentano  al plurale, alterati e determinati si deve usare l’articolo!

Ex: Questo è mio fratello Matteo (nome singolare, non alterato e non determinato)

Questi sono i miei zii (nome plurale).

Questo è il mio fratellone Matteo (nome alterato); questa è la mia cuginetta Sofia (nome alterato)

Questo è il mio fratello gemello; questa è la mia nonna paterna (nomi determinati)

Attenzione! a) Con i nomi colloquiali mamma, papà e babbo si usa l’articolo (si dice: questa è la mia mamma;  ma questo è mio padre)

b) Con il possessivo loro è obbligatorio l’uso dell’articolo (Pia e Delio vanno a trovare la loro nipote)

 

I pronomi possessivi

Si definiscono pronomi quando sostiuiscono un nome. Quando i possessivi sono usati come pronomi è obbligatorio l’uso dell’articolo.

 

Per fare alcuni esercizi clicca qui

 

 

L’accento grafico

Si festeggia oggi, come tutti gli anni la festa del Papà, che quest’anno coincide adirittura con l’intronizzazione del Papa.

Aprofitto della coincidenza di questi due eventi, in cui si affiancano due parole apparantemete analoghe come Papa e Papà, per parlare di una delle regole di accentazione della lingua italiana: quella sull’accento grafico.

Ritornando all’inizio del post: oggi è la festa del PapÀ, cioé la festa di tutti i papà d’Italia, e non solo. Al contempo oggi in Vaticano si celebra l’ascesa al trono della chiesa del Papa Francesco. Entrambe le parole possiedono un accento, nella prima- Papà –  l’accento tonico coincide con quello grafico, mentre nella seconda – Papa- abbiamo appena un accento tonico, cioé che si legge ma non si scrive. Le parole come papà, vengono definite tronche, mentre le parole come papa, vengono definite piane.

Sono sicura che la domanda legittima che tutti voi vi farete adesso sarà: ma allora , quando devo mettere l’accento grafico? 

In italiano l’accento grafico è obbligatorio sulle parole con accento tonico sull’ultima sillaba e con più di una sillaba, come nel caso di papà, verità, città, giuventù, virtù, però…. che come abbiamo già detto parole vengono definite tronche.

Nelle parole appena citate, l’accento è grave (suono più aperto).  Di solito l’accento grafico italiano, al contrario del portoghese, è quasi sempre grave (`).  (´). Esistono però anche delle parole tronche che richiedono l’accento acuto  (´) sulla ‘e’ finale, come per esempio: perché, poiché, affinché, ecc...

L’accento  è obbligatorio su alcuni monosillabi come:

più, già, ciò….

Su alcuni monossilabi per distinguerli da altri:

da (preposizione)

vs

dà (verbo dare)
Mario viene da Roma. Mario un regalo a suo padre per la festa del papà.
sì (particella affermativa)

vs

si (pronome)
Oggi è San Giuseppe? Sì! Mario si lava i denti
da (preposizione)  dà (verbo dare)
Domani mio padre mi porta con allo stadio   Se domani piove, non andrò allo stadio.

inoltre:

e (congiunzione) vs è (verbo);  (congiunzione)  vs ne (pronome); (avverbio) vs li (pronome)…..

E per finire:  “Su: sta, ma, fa….l’accento non ci va”; come dice una canzoncina che mi hanno insegnato alle scuole elementari per imparare quali parole NON si accentano MAI.