La famiglia di Ettore Scola – la foto ricordo

La_familia-246110086-largeLa famiglia è un film del 1987 del regista e sceneggiatore Ettore Scola scomparso il 19 gennaio scorso. Scola, noto  anche qui in Portogallo per film come Brutti, sporchi e cattivi – Porcos, feios e maus (1976); Una giornata particolare – Um dia inesquecível (1977) o I nuovi mostri, più volte in esibizione alla Cinemateca Portuguesa,  è senza dubbio uno dei piu grandi registi italiani di tutti i tempi. Ha lavorato con i più grandi attori italiani tra cui Sofia Loren, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Massimo Troisi e internazionali, come Fanny Ardant o Jena-Luis Trintignan.

Il film viene presentato al 40º Festival di Cannes e contrariamente a quanto ci si aspettava non vince la Palma d’oro, che va al francese Sotto il sole di Satana di Maurice Pialat. Il film di Scola comunque viene ritenuto il vincitore morale di quell’edizione e sarà uno dei più premiati di quell’anno vincendo 6 David di Donatello, 6 Nastri d’Argento, 2 Globi d’Oro, 11 Ciak d’Oro e guadagnando la nomination all’Oscar come miglior film straniero nel 1988.

https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRiDjZkvWp-vwnuB0CWkdpRem-gOwBuUU7sbJNhgZvq8_JQ9-eKPALa famiglia è il ritratto di una famiglia borghese italiana visto dall’interno di un appartamento del rione Prati di Roma. Le vicende si svolgono in un periodo lungo ottant’anni, dal 1906 al 1986, e seguono la storia personale del protagonista Carlo, che si racconta dal giorno suo battesimo fino a quello dell’ottantesimo compleanno. In questo film, così come nel film La meglio gioventù, le vicende personali si mescolano a quelle della storia italiana. Per questo motivo, e non solo, consiglio sempre agli studenti di italiano L2 di vedere sia questo film di Scola, sia quello di Marco Tullio Giordana, perché attraverso di essi si possono comprendere o approfondire alcuni aspetti della cultura e della società italiana.

L’attività che di solito propongo agli studenti comprende la visone dei primi 3 minuti del film, ai quali corrisponde la trascrizione riportata di seguito. ( Per vedere il film completo clicca qui)

TRASCRIZIONE (fino al minuto 3.00)

Questo è il giorno del mio battesimo, festeggiato nella casa del nuovo quartiere Prati appena acquistata a riscatto da mio nonno. Tra vent’anni sarà nostra. Nel gruppo in posa per la fotografia di rito, mio nonno è quello seduto in poltrona ed io sono quello infilato nel porta-enfant. Mi tiene precariamente tra le braccia Adelina, nipote della nostra domestica Nunzia, che si intravede nel fondo, sulla destra.

Questa signora con gli occhi celesti è mia madre. Prima di sposarsi studiava canto. E così la sera non mi fa addormentare con le solite ninne nanne, ma con le romanze, con le arie delle opere liriche. Zia Millina , zia Margherita, zia Luisa sono sorelle di mio padre, tutte e tre nubili. Questo è il dottor Giordani, il nostro medico di famiglia. Scapolo. Mio nonno, professore di lettere all’Università di Roma, rigoroso poeta dilettante.

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La meglio gioventù – il matrimonio di Carlo e Francesca

Impariamo i nomi di parentela e l’uso dei possessivi vedendo questa divertente scena  tratta dal film La Meglio Gioventù (2003) del regista Marco Tullio Giordana.

TRASCRIZIONE DEI DIALOGHI

[Alla cerimonia]

Sindaco: Vuoi tu Tommaso, Tommaso..

Nicola: Carlo,

Sindaco:Ca..C..Come?

Nicola: Carlo, Carlo Tommasi, non Tommasi Carlo.

Sindaco: Scusi! Allora, vuoi tu Carlo Carati, …

Nicola: No, no, non Carlo Tommasi …Francesca Carati.

Sindaco: Ah, ma c’è anche un Carati maschio!

Nicola: Sì, sono io, sono maschio, sono Nicola Carati, fratello della sposa Francesca Carati.

Sindaco:Ahah, cioè Lei è…scusate, cioè Lei è il fratello della sposa!

Nicola: Sì.

Sindaco: Complimenti! No, allora si dovrebbe sedere lì, al posto della signorina con le creste, perché…

Nicola: No, ma io sono il testimone dello sposo, Carlo Tommasi, mio amico.

Sindaco: Ah, Lei è il testimone dello sposo ma.. sorello, ehmm, fratello della sposa.

Nicola: È una piccola coincidenza.

Sindaco: Non è illegale..allora, ricominciamo da capo, facciamo finta….Vuoi tu, Carlo Tommasi prendere in sposa la qui presente Francesca Carati?

Carlo: Sí!

Sindaco: Siamo già a buon punto! Allora. E vuoi tu Francesca Carati prendere come tuo legittimo sposo il qui presente Carlo Tommasi?

Francesca: Sì!

Sindaco: Bene! Eh, già! Magari se vi potete scambiare gli anelli!

Carlo: Attenzione!

Sindaco: Scusi, sa, ma è il mio primo matrimonio!

Carlo: Anche il mio!

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[Al ricevimento]

Francesca: Senti, devi venire a conoscere le mie amiche, è ora! Basta, vieni!

Matteo: No, dai Chicca..per favore..

Francesca: Ve lo rubo solo cinque minuti, dai!

Matteo: Scusate…

Francesca: Nessuno crede che hai gli occhi azzurri.

Matteo: Ma ancora con questa storia!

Francesca: Sì! Mio fratello…Matteo.

Matteo: Ciao!

Francesca: Carlotta, Emma…

Matteo: Poi faccio così, guarda…

Matteo: Sara, ciao!

Francesca: Mia nipote Sara.

Matteo: Dai un bacio allo zio!

Francesca: I miei amici…

 

 

 

La Dolce Vita e il dolcevita

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo del Corriere sui 100 dolcevita neri di Steve Jobs.

http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_13/farina_cento-dolcevita-nell-armadio-di-steve_0809fa64-f558-11e0-9479-439a0eb41067.shtml)

Proprio in quei giorni sono andata alla Cinemateca Portuguesa per vedere uno dei classici di I. Bergam. Mentre ero in attesa dell’inizio del film ho cominciato a leggere il programma per il mese di ottobre, e ho visto che una delle future proiezioni sarebbe stata La Dolce Vita di F. Fellini. All’improvviso e per la prima volta in tutti questi anni mi sono sorpresa nel collegare la Dolce Vita con il Dolcevita, mi si è accesa la famosa lampadina! Due parole simili, sintagma nominale il primo La dolce vita, sostantivo maschile singolare il secondo il dolcevita, che ci incamminano però in due universi completamente diversi a secondo dell’articolo e della grafia: quello del mondo dei classici del cinema e quello della moda.

Mi sono chiesta quale relazione ci fosse tra il film di Fellini e la maglia a collo alto e ripiegato su stesso che, tra le altre cose, mi risveglia sgradevoli ricordi di infanzia. (Infatti essendo un capo molto in voga negli anni ’70, mia madre insisteva nel mettermelo soprattutto in inverno per prottegermi meglio dal freddo, provocandomi un senso di soffocamento e pizzicore al collo purtroppo indimenticabili!). Wikipedia risponde che il nome italiano di questo maglioncino nasce dopo essere stato visto addosso a Marcello Mastroianni che lo indossava nel film di Fellini.

Adesso provate ad immaginare questa situazione.

Siete in Italia, state passeggiando e guardando le vetrine per fare degli acqusti, entrate così in un negozio di abbigliamento e presi dall’emozione di parlare italiano chiedete:

“Buongiorno. Vorrei la dolcevita che ho visto in vetrina.”

Se vi imbattete in un commesso un po’ frettoloso e poco perspicace, potreste sentirvi dire:

“Mi dispiace, ha sbagliato porta. Il cinema è cento metri più avanti!”

Quello che volevo dire è che, tutto sommato, tra il e la c’è la sua bella differenza, non trovate?